Guerrieri Amaranto

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Re: Guerrieri Amaranto

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Senza gol Emerson....




Fra l'altro è diventato il giocatore più anziano a segnare tra i professionisti in Italia, fottendo il record a Ibrahimovic che comunque aveva segnato su rigore qualche giorno fa:

L’età è solo un numero. Una massima di vita che nella partita Recanatese-Olbia del 6 aprile si è dimostrata ancora una volta essere vera.
Al minuto 29 l’Olbia batte una punizione da 35 metri. Da quella distanza è automatico pensare a un cross alla ricerca di un colpo di testa.
Lo è per tutti, meno che per chi batte quella punizione: Emerson, difensore brasiliano 42enne che negli anni ha abituato tifosi e avversari a traiettorie incredibili con il suo mancino.
E così fa: il tiro inganna tutti – portiere compreso – e si infila vicino al palo.
Con il gol che ha stappato il match (alla fine la partita terminerà 3-2 per i sardi), a 42 anni, 7 mesi e 21 giorni Emerson diventa il giocatore in attività più anziano a segnare nel calcio professionistico.


Link: https://www.lacasadic.com/news-serie-c/ ... rile-2023/
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BRUNO E GINO JACOPONI
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Bruno e Gino Jacoponi giocavano nell’Unione Sportiva Livorno nell’anno 1922-23, grintosi e tozzi, piccoletti e scaltri, arguti e laici.
Bruno, nato a Livorno nel 1895, portiere, disputò 22 gare con 19 reti subite nel campionato di prima divisione.
Il fratello Gino, classe 1899, attaccante, giocò 20 partite segnando 9 reti.
Alla fine di quella stagione furono i primi calciatori italiani a prendere la strada del Sudamerica, attirati dall’Audax Club Sportivo Italiano, sorto nel 1910 in Cile come società ciclistica nel negozio di cappelli di Alberto Caffi – presenti anche Ruggero Cozzi e Amato Ruggieri –, che nel 1921 entrò nel mondo del pallone su iniziativa dei fratelli Domingo e Tito Fruttero e nel 1923 si iscrisse alla prima edizione della Primera División cilena.
La loro sede era nel Centro Democrático Italiano tra San Isidro e Marcoleta.

I due Jacoponi erano entrati nella storia del calcio nell’anno 1920 portando gli amaranto (con tre strisce al centro della maglia, bianco-nero-bianco, e lo stemma di Livorno) alla finale nazionale.
Gino Jacoponi II aveva vestito i colori della società labronica già a 18 anni, piccolo eroe capace di segnare 10 reti in 16 partite disputate nell’allora Prima Categoria, l’attuale serie A.
Anche in quell’anno d’oro fu uno dei più presenti con 16 gare all’attivo.
Con lui si segnalò l’altro attaccante Mario Magnozzi che, per uno sbaglio dell’anagrafe, nel suo certificato di nascita fu registrato come «di sesso femminino».
L’equivoco durò per alcuni anni, tanto che fu erroneamente riportato, sempre sul certificato di nascita, il matrimonio di Magnozzi con tale Dino Ricci, avvenuto, secondo l’anagrafe livornese, il 15 novembre 1926.
Magnozzi raggiunse anche la nazionale giocando 29 partite e segnando 13 reti e fu medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Amsterdam nel ’28.
Bruno, invece, divise la porta con l'altro portiere Enzo Compare, più grande di lui di un anno.
In quell’anno di grazia 1920 Bruno Jacoponi disputò sette partite da titolare, l'altro estremo difensore Compare nove.
Ma nella finale di Bologna contro l’Internazionale, il 20 giugno 1920, i due Jacoponi erano in campo, Bruno con la maglia nera da portiere e Gino con quella amaranto di mezzala destra.

L’incontro fu preceduto da una gaffe: la Figc proclamò anticipatamente l’Inter vincitrice.
Alla fine del primo tempo i toscani erano già sotto di tre gol.
Nell’intervallo volarono bestemmie a non finire, specialità livornese.
Ce la misero tutta e rialzarono la testa solo nel finale del match dopo aver fallito un rigore e aver giocato a lungo in inferiorità numerica per l'uscita anticipata di Innocenti I (Athos, il fratello più grande dei tre Innocenti, Gontrano, il II, e Gastone, il III).
Di certo, dopo il gol di Magnozzi all’83° e l’autorete di Campelli all’87°, sempre su tiro dell'attaccante labronico, i lombardi passarono gli ultimi minuti nel tremore e nella paura.
Quell’occasione fallita per un soffio restò un gran rimpianto nella città portuale. Così, affranti e sfiduciati, i fratelli Jacoponi salirono sul transatlantico che li avrebbe portati da Genova a Valparaíso via Panama.

Sfruttando le loro performance sportive, i fratelli Jacoponi aprirono un negozio in Sant’Alfonso, frequentato e sostenuto dalla comunità italiana.
ll’epoca l’Audax 1890, con 4 mila soci e un Estadio Italiano capace di contenere 10 mila spettatori, era il cuore pulsante dell’emigrazione italiana che, dopo essersi distribuita sulle coste atlantiche, aveva raggiunto gli approdi cileni con i barchi che doppiavano Capo Horn alla ricerca del guano in remote e sperdute isole del Pacifico.
La società tricolore era presieduta da Dante Lépori, a capo della società di assicurazioni La Genovesa, espressione della classe media della zona metropolitana di Punta Arenas, uomo colto e mecenate, capace di dar vita, oltre all’Audax, anche alla sede locale della Croce Rossa e al corpo volontario dei pompieri di Santiago.

Chi spinse i due fratelli calciatori sino in Cile?
Pare che durante la Prima guerra mondiale Bruno avesse conosciuto al fronte un certo Felice Coste il quale, terminato il conflitto, andò a vivere nel paese oltreandino.
Fu lui a segnalare ai dirigenti verdi la possibilità di ingaggiare i due funambolici fratelli livornesi, abili a non subire gol e a farli.
Una volta giunti laggiù, come reliquie da esibire in occasioni festive, i due fratelli divennero Iacoponi per la diversa pronuncia tra italiano e castigliano.
Bruno fu il primo portiere italiano a indossare i guanti nella storia del calcio in Sudamerica.
Le fotografie dell’epoca mostrano El Gato, come venne soprannominato, lanciarsi in plastiche parate ai lati della porta.
Non era alto, ma era agile e ossuto, incurante delle gobbe nel terreno e dei tacchetti avversari.
Anche in elevazione non si faceva pregare spingendo le braccia oltre le teste degli avversari e talvolta appoggiando le mani su un compagno di squadra per alzarsi ancora di più.
Scapigliato e scattante, capelli mossi al vento, Gino Jacoponi in Cile diventò un direttore d’orchestra.
Imparò a convivere col vento, a dare traiettorie precise al pallone che sfruttavano le brezze furiose sui campi esposti al Pacifico.
In quel paese Gino fu considerato un giovane idolo.
A parlare per lui era Bruno che imparò subito lo spagnolo.
Grazie ai due “stranieri” nel 1924 l’Audax vinse la Lega Metropolitana di Santiago.
In realtà gli “stranieri” erano tre, perché ai due livornesi si era aggiunto Giuseppe Rossetti, proveniente dallo Spezia, in una équipe che schierava solo italiani e figli d’italiani e, in questo caso, italiani d’esportazione.

Bruno non farà in tempo a giocare nella Primera División, il campionato nazionale, prima edizione nel 1933, poiché si ritirerà dall’attività nel 1930.
Il fratello, invece, continuerà a tirare calci e proprio in quella prima edizione segnerà un gol storico nell’esordio assoluto dell’Audax in Primera, il 22 luglio, che vide gli “italiani” battere 3-1 il Morning Star.
Non solo, fu il primo calciatore a ricevere una multa dalla Federazione cilena assieme al collega Leonardo Labra per un infuocato match tra los tanos e la Unión Española.
Di lì a poco, era il 1936, l’Audax Italiano vinse il suo primo titolo nazionale, cui fecero seguito i successi del 1946, del 1948 e del 1957. Oggi si chiama Audax Italiano La Florida.


Link: https://www.genteditalia.org/2021/11/10 ... o-in-cile/
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piazza
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Re: Guerrieri Amaranto

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LEO PICCHI
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Calcio
Cresciuto nella Pro Livorno, iniziò a giocare a calcio nella squadra della sua città, debuttando il 30 dicembre 1945 nella gara Livorno-Pescara 1-0 del campionato misto di Divisione Nazionale 1945-1946.

Dalle rive del Tirreno si trasferì al Torino dopo la Tragedia di Superga del 4 maggio 1949; disputò tre campionati con la maglia granata prima di concludere la carriera con il Livorno, nel frattempo retrocesso in Serie C.

Nel 1971 rilevò con il cugino Enzo il Gruppo Sportivo Salesiano Don Bosco di Livorno e, con la collaborazione, che dura tuttora, dell'Inter, diede vita alla società Armando Picchi Calcio, intitolata al fratello, morto il 26 maggio dello stesso anno.
Il club così creato è molto attivo soprattutto a livello di giovani calciatori, lanciando anche veri talenti come l'attaccante Cristiano Lucarelli e imponendosi all'attenzione nazionale con le squadre Allievi e Juniores, che conquistarono i titoli nazionali di categoria.

Laureatosi in Farmacia, s'impegnò a studiare la causa della morte del fratello Armando, ipotizzando cure sbagliate in seguito alla frattura del bacino patita dal calciatore con la Nazionale di calcio il 6 aprile 1968, durante Italia-Bulgaria, partita che concluse di fatto la sua carriera azzurra e calcistica.

Dal 1969 al 1976 fu presidente dell'Associazione Ginnastica Livornese; fu poi presidente del Livorno Calcio dal 1982 al 1985 e della più antica società di calcio dilettantistica della città labronica, la Pro Livorno 1919.

Pallacanestro
Leo Picchi è stato uno dei pochi sportivi italiani a giocare nella massima serie in due discipline diverse; oltre a quella di calcio, disputò infatti la Serie A di pallacanestro. Con il GUF Livorno giocò in Serie A FIP 1942-1943, e negli anni cinquanta militò anche nella Cama Livorno.
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Re: Guerrieri Amaranto

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Ancora il grande EMERSON:

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Dattero
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Re: Guerrieri Amaranto

Messaggio da Dattero »

Bello Ramos.
Sei un grande.
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Fabio
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Re: Guerrieri Amaranto

Messaggio da Fabio »

Per chi non lo sapesse, pochi giorni fa il nostro Claudio Ramacciotti è stato colpito da un brutto infarto; da guerriero quale è, si è ripreso velocemente e nl weekend è tornato in panchina dai suoi bimbi del Picchi! Un grosso abbraccio, Claudio!!

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19=L=15
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Re: Guerrieri Amaranto

Messaggio da 19=L=15 »

Grande "squalino"!
"Bandera" amaranto, stretta in fronte, carica di dolor, ma terrà sempre fronte
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Amarantite
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Re: Guerrieri Amaranto

Messaggio da Amarantite »

Ragazzi stanotte è deceduto Bruno Santon, mitico centravanti della mia gioventù, R.I.P. Bruno
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Sassicaia
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Re: Guerrieri Amaranto

Messaggio da Sassicaia »

84 presenze e 24 reti con la maglia amaranto.
Riposa in pace. Livorno non ti dimenticherà.
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piazza
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Re: Guerrieri Amaranto

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piazza ha scritto: sab 4 giu 2022, 18:01 BRUNO SANTON

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All'inizio del campionato di Serie B 1967-1968 fu squalificato per tre turni a causa di un comportamento irriguardoso nei confronti di un avversario: durante la partita Reggina-Livorno valevole per la prima giornata, Santon venne più volte stuzzicato dal portiere della Reggina Bruno Jacoboni, il quale ripeteva al giocatore del Livorno che nel corso di quell'incontro non sarebbe riuscito a realizzare una rete; durante la partita arrivò un cross in area per Santon, ed egli, prima di colpire di testa, fece il gesto dell'ombrello al portiere reggino e successivamente realizzò la rete che valse la vittoria finale.

Rimasto legato alla città di Livorno, una volta chiusa l'attività di calciatore ha aperto un distributore di benzina nella città labronica.


Link: https://it.wikipedia.org/wiki/Bruno_Santon
Eccolo qui, l'avevamo giustamente già inserito in questa sezione.
Ciao Bruno, Campione amaranto.



Livorno in lutto, è morto Bruno Santon: ex bandiera amaranto, aveva 81 anni
Centrocampista veneto, fu protagonista nella seconda metà degli anni Sessanta collezionando 85 presenze e 24 reti in serie B. Originario di Marghera, si era innamorato di una livornese, poi sposata, ed era rimasto a vivere in città
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Si era innamorato di una livornese, poi sposata, e di Livorno, lui che era originario di Marghera dove spesso tornava a trovare la numerosissima famiglia. Ma era all'ombra dei Quattro Mori che aveva deciso di trascorrere il resto della propria vita, una volta abbandonato il calcio giocato. Un legame indissolubile con la città che oggi piange la scomparsa di Bruno Santon, ex calciatore protagonista con la maglia amaranto nella seconda metà degli anni Sessanta, morto all'alba di questa mattina, venerdì 15 dicembre, a 81 anni. A darne notizia sono i nipoti, tantissimi, ai quali Santon era davvero legato: "Ci mancherà molto - dicono -, lo zio era una persona riservata ma solare nonostante la vita lo avesse messo di fronte a una serie di difficoltà. Legatissimo alla famiglia, appena poteva veniva a trovarci a Marghera, come faceva anche dopo ogni partita quando il lunedì era il giorno di riposo".

Rispettoso, sorridente, apparentemente timido e di poche parole, in campo Santon era il contrario di quell'omone bono come una pasta. Centrocampista offensivo con il vizio del gol, a Livorno si fece apprezzare non solo per le 85 presenza condite da 24 reti nella cinque stagioni in serie B tra il 1966 e il 1971, ma anche e soprattutto per il temperamento da livornese di scoglio che non ammetteva mancanze di rispetto. E forse anche per questo, per quanto poi raccontasse di non averne memoria, prese tre giornate di squalifica dopo aver fatto gol e il gesto dell'ombrello al portiere della Reggina, colpevole di ripetuti scherni durante la partita. O come quella volta a Verona, con tutta la famiglia al seguito a vederlo, che rimase in campo un minuto per essersi fatto giustizia da solo di chi, qualche partita prima, gli aveva rotto un ginocchio mettendo a rischio una carriera poi chiusa proprio a causa degli infortuni.

Fisico imponente e spirito ironico, si era sposato con una livornese e, lasciato il calcio, aveva rilevato il distributore di benzina ai Palazzi rossi, continuando però a seguire da tifoso le sorti del Livorno, lui che era fiero abbonato in tribuna distinti insieme al figlio. Amante di tutto lo sport, era soprattutto un grande estimatore della pallacanestro, passione coltivata proprio quando a Livorno, tra gli anni Settanta e Ottanta, si masticava indistintamente pallone e palla a spicchi. Lascia la moglie Silvana, i figli Sandro e Rita, una famiglia numerosissima (sei tra fratelli e sorelle e tantissimi nipoti) a una città intera che gli voleva bene.I funerali si svolgeranno domani alle 15.30 nella chiesa di S.Jacopo in Acquaviva Ai parenti tutti e agli amici giungano sentite le condoglianze della redazione di LivornoToday.


Link: https://www.livornotoday.it/cronaca/mor ... nezia.html
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