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Finalmente il campionato del Livorno si è concluso e quindi, a bocce ferme, possiamo tracciare un bilancio definitivo.

In realtà non ci sarebbe stato neanche bisogno di arrivare fino in fondo per esprimere un giudizio piuttosto obiettivo e quindi impietoso su questa stagione; ma leggendo gli interventi entusiastici di qualche tifoso qua e là sui social e, soprattutto, alcuni articoli assolutori sulle testate giornalistiche locali, ci è venuto il dubbio di vivere in un universo parallelo.

Quindi cercheremo di ripercorrere gli eventi principali che hanno caratterizzato questa annata amaranto, sperando di esserceli sognati; se purtroppo così non fosse, almeno avremo dato una visione alternativa a quella del club dei becchi che vanno dietro a questa società a prescindere.

Dopo la cavalcata trionfale nella scorsa stagione in Serie D, culminata con la vittoria dello scudetto dei dilettanti, la prima mossa della compagnia di Esciua è stata non confermare Indiani. Onestamente parlando, questa decisione poteva anche starci, magari con l’utilizzo di toni molto diversi da parte della dirigenza nei confronti di colui che comunque è stato forse il maggior artefice della promozione e, soprattutto, tutelandosi con un allenatore di livello e non con lo sconosciuto Formisano.

Ma il capolavoro vero e proprio c’è stato nella costruzione della rosa: invece di confermare il nucleo della squadra campione d’Italia e rinforzarlo con acquisti mirati, è stato messo in atto un vero e proprio smantellamento per fare spazio a un’accozzaglia di giocatori probabilmente presi a caso e, sicuramente, con le buste paga parecchio leggere. Così abbiamo visto partire calciatori che, secondo i “Marotta de noantri”, non erano buoni per la C (per esempio Bellini e Rossetti, ovviamente fra mille polemiche, tutte create dalla società), per veder arrivare gente che veniva da stagioni deludenti oppure provenienti dalla D, fra cui anche un pisano, per non farsi mancare nulla. Alla fine possiamo dire che gli unici calciatori “da Livorno” si sono rivelati l’eterno Chico Dionisi e Di Carmine.

Prima di tutto ciò, è bene ricordare un’altra perla: il ritiro organizzato al fresco di Montecatini Alto, con 40 gradi all’ombra, nel periodo più caldo dell’anno. Sono stati convocati calciatori senza un minimo filo logico, con alcuni che poi se ne sono andati e con altri che non hanno mai messo piede in campo.

Eh sì, sono stati tempi duri la scorsa estate per i tifosi del Livorno… non abbiamo fatto in tempo ad incazzarci per tutto quello appena descritto, che c’è stata anche la querelle riferita al logo della società, dove si sono raggiunti dei livelli vergognosi. Al posto del ‘dollaro’, simbolo storico e di tradizione, ci è stato proposto un marchio che ricordava, a seconda della fantasia che c’è dentro ognuno di noi, una ditta di cessi o due piccioni che trombavano. Non contenti di aver pestato una merda gigante, invece di chiedere umilmente scusa alla tifoseria, la società ha fatto anche un comunicato dove quasi quasi voleva anche le famose due lire di resto. La situazione è stata risolta grazie all’intervento del sindaco, che ha concesso lo stemma della città al Livorno Calcio, perché se aspettavi questo branco di piccosi improvvisati, eri sempre lì a spiegargli dove avevano sbagliato.

In seguito, incredibile ma vero, la situazione è continuata a precipitare e siamo arrivati all’apertura della campagna abbonamenti, dove abbiamo toccato con mano la proverbiale improvvisazione di questa società per l’ennesima volta, con la cancellazione dei ridotti per donne e anziani e con prezzi più alti di tante altre realtà di Serie C che partivano con ambizioni ben diverse dalle nostre (che, è bene ricordarlo, avevamo messo nel mirino un misero decimo posto, poi neanche raggiunto).

Intendiamoci bene: nessuno pretendeva la lotta per la promozione, ma se tratti a pesci in faccia la tifoseria ogni volta che ne hai occasione ormai da tre anni e sfrutti la gente come mucche da mungere, almeno sforna un “prodotto” all’altezza; altrimenti scontenti e allontani sia il tifoso che guarda solo ai risultati, sia quello che fa parte dello zoccolo duro, che non si ritrova in NIENTE di questa gestione da cialtroni.

Infatti è bastata una manciata di partite in uno stadio sempre più desolatamente vuoto per capire che era stato sbagliato tutto quello che era possibile, con un allenatore che si è rivelato forse il peggiore della storia del Livorno e con una dirigenza che, nonostante fosse evidente che avesse operato ad mentula canis, non si è mai assunta veramente le proprie responsabilità, arrivando addirittura talvolta a sbolognare le colpe su quei tifosi che avevano l’ardire di lamentarsi, o che riportavano preoccupazioni inerenti a presunti debiti che la società stava accumulando un po’ con chiunque: forniture di materiali, case in affitto dei giocatori, gestione del pullman della squadra, campi d’allenamento…

Fra l’altro, prima che venisse esonerato Formisano e arrivasse Venturato, sono stati riportati dagli organi di stampa frequenti litigi fra persone facenti parte della dirigenza, che sono riusciti nell’ardua impresa di oscurare le figure di merda che nel frattempo la squadra raccattava in serie sul campo. Almeno col nuovo allenatore siamo riusciti a raggiungere una parvenza di normalità, anche se va detto che il confine fra la bravura di Venturato e il non poter fare peggio di Formisano è sempre stato molto sottile, come del resto dimostra il finale di stagione piuttosto deludente.

Ci sarebbe anche da considerare il calciomercato di gennaio, che si è incentrato sull’arrivo di giocatori pure di un certo livello, ma che arrivavano da mesi di inattività o da infortuni piuttosto importanti e che sono letteralmente scoppiati alla distanza. A tal proposito, sottolineiamo il fatto che anche in questa sessione abbiamo attinto a piene mani dal contado, tanto per ribadire che chi rappresenta il Livorno Calcio in questo momento storico dei livornesi e del Livorno non ci ha ancora capito un cazzo.

E ancora non basta perché, nel quadro dipinto finora, non sono ancora stati toccati i temi delle giovanili e del famigerato centro sportivo, dove sono state raggiunte vette inenarrabili. A maggio dello scorso anno ci fu l’acquisizione del centro sportivo di Banditella, una mossa che ci spiazzò, dato che per la prima volta si intravedeva all’orizzonte una sorta di progettualità, mai pervenuta fin lì durante la gestione Esciua. Ovviamente, a differenza di quelli che si stracciarono le vesti alla notizia e che iniziarono ad osannare il miglior presidente della storia del Livorno, pur non volendo essere prevenuti a ogni costo non abbandonammo del tutto lo scetticismo che ci ha sempre contraddistinto riguardo questa società, decidendo di valutare quest’operazione alla media-lunga distanza.

A settembre fu versato il saldo, sempre fra il giubilo degli Esciua Boys, e poi… il Nulla. Da quel momento in avanti sono stati inanellati dei pezzi stratosferici che, ahimè, ci hanno reso per l’ennesima volta facili profeti. Per una marea di tempo non si è mossa foglia, l’apertura è stata continuamente rinviata e per compiere dei lavori basilari, come avere un impianto elettrico a norma e l’acqua corrente, c’è voluto più tempo che ai cinesi per tirare su la Diga delle Tre Gole.

Nel frattempo a quei poveri figlioli che avevano scelto di iscriversi nelle giovanili del Livorno, con la promessa di allenarsi a Livornello, è stato riservato un trattamento osceno: venendo sballottati a destra e sinistra, senza i kit promessi, con pranzi al sacco pagati dai genitori e trasferte affrontate in circostanze allucinanti. Il tutto condito dal fatto che i collaboratori delle giovanili sono andati avanti per mesi senza vedere il becco di un quattrino, con la società che, come al solito, invece di rimpiattarsi per la vergogna usava la stessa arroganza a cui ci ha abituato in ogni ambito di competenza.

Ad oggi il centro sportivo è stato aperto, ma è ben lontano da poter essere definito una struttura degna di una società di calcio professionistica, visto che si è fatto proprio il minimo indispensabile per renderlo agibile.

Questa è dunque la situazione, e c’è da rimanere basiti pensando che c’è una parte di tifoseria (a dire il vero minoritaria e presente soprattutto, se non esclusivamente, sui social) che dà ancora credito a questa società. Com’è sconcertante che, tranne rarissime eccezioni, anche la stampa locale non si sia mai esposta per non disturbare il manovratore e, anzi, faccia sempre di tutto per tenergli bordone. Quando gli amici di Codice Rosso hanno fatto un’inchiesta sulla società del Livorno Calcio, il tutto è stato archiviato con un’alzata di spalle, perché forse si crede che sia più interessante scrivere delle cene natalizie dei Club, o commentare gli arrivi di Luperini e Camporese, o intervistare Esciua a due giornate dalla fine di un campionato deludente per fargli dire che si puntava ad andare in Serie B tramite i playoff.

In conclusione, l’unico squarcio di luce in questo grigiore, come al solito, è stato rappresentato dalla Nord: sempre presente, in casa e fuori, anche se in perenne contestazione. Perché a differenza di quelli che lo compri te il Livorno?, quelli che se va via lui arriva Pomponi, quelli che siete vedove del Goldoni, quelli che fuori la politica dagli stadi (vi garberebbe eh, ora che pensate di essere sdoganati…), sono gli unici veri rappresentanti della tifoseria amaranto.

Infatti, fatevene una ragione: non contavate, non contate e non conterete mai un cazzo, perché il Livorno siamo noi.

Un saluto al grande Igor.